Ogni volta Fedro mi dice sdegnato: “non è strano, Erissimaco, che per gli altri dèi ci siano inni e peani composti da poeti, e che invece per Eros, che è un dio così grande e così potente, nemmeno uno fra i tanti poeti che ci sono stati abbia composto un encomio? E se, inoltre, vuoi prendere i sofisti più abili, scrivono in prosa encomi di Eracle e di altri eroi, come il bravissimo Prodico. E questo non è molto stupefacente; ma io mi sono imbattuto in un libro di un sapiente in cui il sale era oggetto di un mirabile elogio per la sua utilità. E altre cosi simili puoi vedere fatte oggetto di encomio. Dunque, si è messo tanto ingegno nell’elogiare cose come queste, e nessuno ha avuto coraggio fino a oggi di cantare degnamente Eros. Così trascurato è un dio così Grande!”

Platone, Simposio, a cura di G. Reale, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2001, pag. 21.

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Le “identità” fluttuano nell’aria, alcune per propria scelta, ma altre gonfiate e lanciate da quelli intorno, e si deve stare costantemente in allerta per difendere le prime contro le seconde; c’è maggiore probabilità di malintesi e l’esito delle trattative è sempre incerto. Più si fa esperienza e più si padroneggiano le difficili competenze necessarie per cavarsela in una condizione così manifestamente ambivalente, meno acuminati e pungenti si faranno gli spigoli, meno soverchianti le sfide e meno incresciosi gli effetti. Si può persino cominciare a sentirsi dappertutto chez soi, “ a casa”, ma il prezzo da pagare è accettare che in nessun posto ci si sentirà pienamente e veramente a casa.
Si può aver fastidio di tutti questi disagi e cercare (sperando contro ogni speranza) una redenzione o almeno una tregua in un sogno di appartenenza. Ma si può anche tirar fuori, dal proprio destino di non scelta, una vocazione, una missione, un destino scelto coscientemente: e farlo a maggior ragione per i benefici che una decisione del genere può portare a chi l’assume e la porta fino in fondo, e per i probabili benefici che può apportare agli altri intorno a sé.

Zygmunt Bauman, Intervista sull’identità, 2003, I edizione digitale 2012, eBook Laterza, Prologo

[Oggi le persone] desidererebbero un presente diverso per ciascuno, piuttosto che pensare seriamente a un futuro migliore per tutti. Nello sforzo quotidiano per restare a galla, non c’è spazio né tempo per la visione di una “buona società” […] Adesso ogni categoria svantaggiata deve cavarsela da sola, abbandonata alle proprie risorse e al proprio ingegno. Non essendoci più la classe come perno sicuro su cui far leva per rivendicazioni disparate e diffuse, lo scontento sociale si è disperso in un numero infinito di rimostranze di gruppo o di categoria, ognuna alla ricerca di un ancoraggio sociale. Il genere, la razza e il comune passato coloniale si sono rivelati le più efficaci e promettenti tra di esse. […]L’”effetto non previsto” di tutto ciò è stata un’accelerata frammentazione del dissenso sociale, una progressiva disintegrazione del conflitto sociale in una moltitudine di conflitti tra gruppi e la proliferazione dei campi di battaglia. Vittima collaterale delle nuove guerre di riconoscimento è stata l’idea di una “buona società” […]L’idea di un mondo migliore, se non del tutto scomparsa, è evaporata allo stato di rivendicazioni contingenti di gruppo o di categoria. (…) La guerra per la giustizia sociale ha dunque subito una contraffazione, trasformata in una pletora di battaglie per il riconoscimento.

Zygmunt Bauman, Intervista sull’identità, 2003, I edizione digitale 2012, eBook Laterza

L’amicizia, in effetti, consiste in larga misura in discussioni di questo tipo, riguardanti qualcosa che sta “tra” gli amici, qualcosa che gli amici hanno “in comune”. Per il semplice fatto di discuterne, quel qualcosa che sta tra loro diviene ancora più comune. Non solo guadagna una sua specifica articolazione ma si sviluppa e si espande, finché, con il passare del tempo e della vita, giunge a formare un piccolo mondo a parte, che viene condiviso in amicizia. In altri termini, politicamente parlando, Socrate cercò di fare dei cittadini ateniesi degli amici; e questa intenzione era perfettamente comprensibile nella polis, dove la vita era una gara intensa e ininterrotta di tutti contro tutti, un aei eristeuein, un mostrare incessantemente di essere i migliori di tutti. Il bene comune era costantemente minacciato da questo spirito agonale, che avrebbe portato le città-stato greche alla rovina, perché da una parte, rendeva quasi impossibili le alleanze e, dall’altra, avvelenava la vita politica con l’invidia e l’odio reciproco (l’invidia era il vizio nazionale dell’antica Grecia). In effetti, l’essere-in-comune del mondo politico era costituito dalle mura della città e dai confine delle sue leggi; non era, perciò, visto o vissuto nelle relazioni fra i cittadini, cioè nel mondo che giace tra loro, ed è comune a tutti, aprendosi in modo differente a ciascuno. Se vogliamo usare la terminologia di Aristotele per comprendere meglio quella di Socrate (…) possiamo citare quella parte dell’Etica Nicomachea in cui Aristotele spiega che una comunità non è composta di per sé da uguali ma, al contrario da persone differenti e diseguali.

H. Arendt, Socrate, Raffaello Cortina, Milano, 2015, pp. 36 – 37.

Hans KelsenLa dottrina pura del diritto si vale di questa norma fondamentale come di un fondamento ipotetico. Se si parte dal presupposto che tale norma sia valida, è valido anche l’ordinamento giuridico che si fonda su di essa. La norma fondamentale attribuisce all’atto del primo legislatore e di qui a tutti gli atti dell’ordinamento giuridico che poggiano su di questo, il significato del dover essere, quello specifico significato per il quale nella proposizione giuridica la condizione è legata alla conseguenza del diritto; e la proposizione giuridica è la forma tipica in cui deve necessariamente presentarsi tutto il materiale del diritto positivo. Nella norma fondamentale, in ultima istanza, trova la sua base il significato normativo di tutti i fatti che costituiscono l’ordinamento giuridico. (..) L’analisi della coscienza giuridica positiva che rivela la funzione della norma fondamentale, pone in evidenza anche una particolare caratteristica del diritto, cioè che il diritto regola la sua propria produzione, in quanto una norma giuridica regola il procedimento con cui un’altra norma viene prodotta, e regola anche in grado diverso il contenuto della norma che deve essere prodotta.(..) La costruzione a gradi (Stufenbau) dell’ordinamento giuridico (e con ciò si pensa innanzi tutto all’ordinamento giuridico dello Stato singolo) può forse essere rappresentata schematicamente nel modo seguente: al di sotto del presupposto della norma fondamentale(..) il più alto grado del diritto positivo è rappresentato dalla Costituzione, dalla Costituzione nel senso materiale della parola la cui funzione essenziale consiste nel regolare gli organi e il procedimento generale della produzione giuridica, cioè della legislazione. La Costituzione può però anche determinare il contenuto delle leggi future e non è per nulla infrequente il caso che le costituzioni positive facciano ciò in modo da prescrivere o escludere certi contenuti. Nel primo caso, il più delle volte, esiste solo una promessa solenne di emanare certe leggi, dato che per ragioni tecnico-giuridiche non si può agevolmente collegare una sanzione al fatto che non si siano emanate delle leggi di un contenuto prescritto. Con maggior efficacia si possono invece impedire per mezzo della Costituzione le leggi di un contenuto determinato. L’enunciazione dei diritti fondamentali e di libertà che costituisce la parte integrante e tipica delle Costituzioni moderne non è essenzialmente altro che una di tali determinazioni negative. La garanzia costituzionale della eguaglianza dinanzi alla leggi o della libertà della persona e della coscienza non è altro che il divieto di leggi che trattino in modo disuguale i sudditi in determinati rapporti o invadano una determinata sfera di libertà. Dal punto di vista tecnico-giuridico tali divieti possono essere resi efficaci con l’attribuire la responsabilità personale per la emanazione di una legge incostituzionale a determinati organi che vi partecipano (capo si stato, ministro) o col dare la possibilità di impugnare o abrogare tali leggi. Questo in base al presupposto che la legge ordinaria non abbia la forza di derogare alla legge costituzionale che determina la sua produzione e il suo contenuto, perché quest’ultima può essere modificata o abrogata soltanto in base a condizioni che rendono ciò più difficile, come sarebbe una maggioranza qualificata, “un quorum” più elevato etc. Ciò significa che la Costituzione deve prescrivere necessariamente per la sua propria modificazione o abrogazione un procedimento più difficile, diverso dal procedimento legislativo ordinario; deve esserci necessariamente accanto alla forma legale una specifica forma costituzionale.

H. Kelsen, Lineamenti di dottrina pura del diritto (Reine Rechtslehre. Einleitung in die rechtswissenschaftliche Problematik), par. – Ed. originale Franz Deuticke, Wien,1934 – Ed. Italiana Giulio Einaudi Editore, Torino,1952 e 2000, pagg. 98 e 104-106

E’ stato pubblicato il bando (file pdf per il download) delle XXV Olimpiadi di filosofia. Di seguito sono indicate le date delle selezioni d’istituto, regionali e nazionali.
  1. selezione d’istituto: entro il 4 febbraio 2017, 2 studenti per il canale nazionale e 2 per quello internazionale
  2. selezione regionale: entro il 25 febbraio 2017,  2 studenti per il canale nazionale e 2 per quello internazionale
  3. selezione nazionale: 27-28-29 marzo 2017, premiazione per il canale nazionale e selezione di 2 candidati per quello internazionale
  4. finale internazionale a Rotterdam: 25-28 maggio 2017.
Le iscrizioni devono essere effettuate sul portale www.philolympia.org entro e non oltre il 15 gennaio 2017.