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Ogni volta Fedro mi dice sdegnato: “non è strano, Erissimaco, che per gli altri dèi ci siano inni e peani composti da poeti, e che invece per Eros, che è un dio così grande e così potente, nemmeno uno fra i tanti poeti che ci sono stati abbia composto un encomio? E se, inoltre, vuoi prendere i sofisti più abili, scrivono in prosa encomi di Eracle e di altri eroi, come il bravissimo Prodico. E questo non è molto stupefacente; ma io mi sono imbattuto in un libro di un sapiente in cui il sale era oggetto di un mirabile elogio per la sua utilità. E altre cosi simili puoi vedere fatte oggetto di encomio. Dunque, si è messo tanto ingegno nell’elogiare cose come queste, e nessuno ha avuto coraggio fino a oggi di cantare degnamente Eros. Così trascurato è un dio così Grande!”

Platone, Simposio, a cura di G. Reale, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2001, pag. 21.

L’amicizia, in effetti, consiste in larga misura in discussioni di questo tipo, riguardanti qualcosa che sta “tra” gli amici, qualcosa che gli amici hanno “in comune”. Per il semplice fatto di discuterne, quel qualcosa che sta tra loro diviene ancora più comune. Non solo guadagna una sua specifica articolazione ma si sviluppa e si espande, finché, con il passare del tempo e della vita, giunge a formare un piccolo mondo a parte, che viene condiviso in amicizia. In altri termini, politicamente parlando, Socrate cercò di fare dei cittadini ateniesi degli amici; e questa intenzione era perfettamente comprensibile nella polis, dove la vita era una gara intensa e ininterrotta di tutti contro tutti, un aei eristeuein, un mostrare incessantemente di essere i migliori di tutti. Il bene comune era costantemente minacciato da questo spirito agonale, che avrebbe portato le città-stato greche alla rovina, perché da una parte, rendeva quasi impossibili le alleanze e, dall’altra, avvelenava la vita politica con l’invidia e l’odio reciproco (l’invidia era il vizio nazionale dell’antica Grecia). In effetti, l’essere-in-comune del mondo politico era costituito dalle mura della città e dai confine delle sue leggi; non era, perciò, visto o vissuto nelle relazioni fra i cittadini, cioè nel mondo che giace tra loro, ed è comune a tutti, aprendosi in modo differente a ciascuno. Se vogliamo usare la terminologia di Aristotele per comprendere meglio quella di Socrate (…) possiamo citare quella parte dell’Etica Nicomachea in cui Aristotele spiega che una comunità non è composta di per sé da uguali ma, al contrario da persone differenti e diseguali.

H. Arendt, Socrate, Raffaello Cortina, Milano, 2015, pp. 36 – 37.

Dai fondamenti dello Stato,  quali sopra li abbiamo esposti, segue in modo assai evidente che il suo fine ultimo non è di dominare gli uomini né di costringerli col timore e sottomettersi al diritto altrui; ma al contrario, di liberare ciascuno dal timore, affinché possa vivere, per quanto è possibile,  in sicurezza, e cioè affinché possa godere nel miglior modo del proprio naturale diritto di vivere e di agire senza danno né suo né di altri. Lo scopo dello Stato non è di convertire in bestie gli uomini dotati di ragione o di farne degli automi, ma al contrario di far sì che la loro mente e il loro corpo possano con sicurezza esercitare le loro funzioni, ed essi possano servirsi della libera ragione e non lottino l’uno contro l’altro con odio, ira o inganno, né si facciano trascinare da sentimenti iniqui. Il vero fine dello Stato  è, dunque, la libertà.

B. Spinoza,  Trattato teologico -politico, Einaudi, Torino, 1972.

I sovversivi, gli assassini, i ladri, i rapinatori, gli adulteri, calunniatori ecc., a qualunque chiesa appartengano, nazionale o no, devono essere rigorosamente puniti.  Ma coloro che hanno idee pacifiche,  e i cui costumi sono puri e irreprensibili, devono essere trattati come gli altri onesti cittadini.  E se agli altri è permesso tenere riunioni,  assemblee solenni,  celebrazioni di giorni festivi, sermoni e pubblici riti, tutto ciò va permesso con pari diritto anche al rimostrante, all’antirimostrante, al luterano, all’anabattista, al sociniano.

J. Locke, Epistola sulla tolleranza, Bompiani, Milano, 2002.

Il canale youtube della nostra sezione contiene i filmati del ciclo di conferenze Vivere, tenuto da gennaio a maggio 2014, al Circolo dei lettori di Torino. Gli argomenti trattati sono stati i seguenti:

  1. Lavorare: Enrico Guglielminetti, filosofo; Alberto Carpaneto, esperto di organizzazioni. 23 gennaio; filmato.
  2. Desiderare; Daria Dibitonto, filosofa; Camilla Rinaldi psichiatra.  19 febbraio; filmato.
  3. Ascoltare: Marco Saveriano filosofo; Massimiliano Genot, musicista. 3 marzo; filmato.
  4. Uomo-donna: Ezio Gamba, filosofo; Livia Vitale, psicoterapeuta. 27 marzo; filmato.
  5. Cambiare: Renato Lavarini, filosofo; Silvia Moé blogger di blog Fallacie logiche. 8 aprile; filmato.
  6. Morire: Davide Sisto, filosofo; Chiara Poggio, psicoterapeuta. 23 aprile; filmato.
  7. Nascere: Claudio Tarditi, filosofo; Cristina Baratto, ostetrica. 20 maggio; filmato.