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A Rotterdam nei giorni 25-28 Maggio 2017 si è tenuta la finale della 25th  International Philosophy Olympiad (IPO)

 

Edoardo Calvello, del Liceo Galileo Ferraris di Torino,  selezionato a rappresentare l’Italia,  ha ottenuto la  HONORABLE MENTIONS scrivendo un saggio a partire da una citazione da Herbert Marcuse. 

Per saperne di più:

http://www.philosophy-olympiad.org/

http://www.liceogalfer.it/pvw/app/TOLS0005/pvw_sito.php?sede_codice=TOLS0005&page=2034649

Il Gruppo tecnico-scientifico di Filosofia costituito dalla Direzione generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione del MIUR (Prot. n. 923 dell’11/09/2015) propone un monitoraggio sulla didattica della Filosofia a scuola.
Il testo rivolto alla attenzione di Dirigenti scolastici e coordinatori del dipartimento di filosofia si può leggere sul sito http://www.philolympia.org/
Questo monitoraggio, almeno nella presentazione del Documento sugli Orientamenti per l’apprendimento della Filosofia nella società della conoscenza, che il MIUR ha organizzato il 9 febbraio 2017, si pone in continuità con il Rapporto sull’insegnamento della Filosofia a cura della Società Filosofica Italiana pubblicato dalla editrice Laterza nel 1987.
In attesa dei risultati della ricerca può essere utile una preventiva riflessione sul tipo di quesiti che il Ministero pone ai docenti di filosofia e di conseguenza sulle linee guida su cui intende condurre la ricerca.
Sono graditi commenti e considerazioni.

Vincitori

Canale nazionale

I vincitori del canale nazionale della selezione regionale delle XXV Olimpiadi di filosofia sono:

  1. Alberto Montagna, Istituto Pascal, Giaveno
  2. Alessandro Morandi, Liceo Scientifico C. Cattaneo, Torino

Canale internazionale

I vincitori del canale internazionale della selezione regionale delle XXV Olimpiadi di filosofia sono:

  1. Edoardo Calvello, Liceo Scientifico G. Ferraris, Torino
  2. Pietro Geuna, Liceo Classico D’Azeglio, Torino

La Gara Finale Nazionale e la Premiazione si terranno a Roma dal 27 al 29 marzo 2017.

Menzioni d’onore

Canale nazionale

  1. Riccardo Lazzarato, Liceo Scientifico A. Volta, Torino
  2. Benedetta Andreasi, Liceo Classico Alfieri, Torino
  3. Giulia Rainoldi, Liceo Classico Gioberti, Torino
  4. Cecilia Francardo, Liceo Classico D’Azeglio, Torino

Canale internazionale

  1. Giacomo Valfré, Liceo Classico D’Azeglio, Torino
  2. Matteo Gentile, Liceo Classico Cavour, Torino
  3. Stefano Piantino, Liceo Classico Bodoni, Cuneo
  4. Francesca Vogliotti, Istituto Pascal, Giaveno

Il decreto dei vincitori pubblicato dall’Ufficio scolastico.

Il verbale delle selezioni dal sito di Philolympia.

Ogni volta Fedro mi dice sdegnato: “non è strano, Erissimaco, che per gli altri dèi ci siano inni e peani composti da poeti, e che invece per Eros, che è un dio così grande e così potente, nemmeno uno fra i tanti poeti che ci sono stati abbia composto un encomio? E se, inoltre, vuoi prendere i sofisti più abili, scrivono in prosa encomi di Eracle e di altri eroi, come il bravissimo Prodico. E questo non è molto stupefacente; ma io mi sono imbattuto in un libro di un sapiente in cui il sale era oggetto di un mirabile elogio per la sua utilità. E altre cosi simili puoi vedere fatte oggetto di encomio. Dunque, si è messo tanto ingegno nell’elogiare cose come queste, e nessuno ha avuto coraggio fino a oggi di cantare degnamente Eros. Così trascurato è un dio così Grande!”

Platone, Simposio, a cura di G. Reale, Fondazione Lorenzo Valla, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 2001, pag. 21.

[Oggi le persone] desidererebbero un presente diverso per ciascuno, piuttosto che pensare seriamente a un futuro migliore per tutti. Nello sforzo quotidiano per restare a galla, non c’è spazio né tempo per la visione di una “buona società” […] Adesso ogni categoria svantaggiata deve cavarsela da sola, abbandonata alle proprie risorse e al proprio ingegno. Non essendoci più la classe come perno sicuro su cui far leva per rivendicazioni disparate e diffuse, lo scontento sociale si è disperso in un numero infinito di rimostranze di gruppo o di categoria, ognuna alla ricerca di un ancoraggio sociale. Il genere, la razza e il comune passato coloniale si sono rivelati le più efficaci e promettenti tra di esse. […]L’”effetto non previsto” di tutto ciò è stata un’accelerata frammentazione del dissenso sociale, una progressiva disintegrazione del conflitto sociale in una moltitudine di conflitti tra gruppi e la proliferazione dei campi di battaglia. Vittima collaterale delle nuove guerre di riconoscimento è stata l’idea di una “buona società” […]L’idea di un mondo migliore, se non del tutto scomparsa, è evaporata allo stato di rivendicazioni contingenti di gruppo o di categoria. (…) La guerra per la giustizia sociale ha dunque subito una contraffazione, trasformata in una pletora di battaglie per il riconoscimento.

Zygmunt Bauman, Intervista sull’identità, 2003, I edizione digitale 2012, eBook Laterza

L’amicizia, in effetti, consiste in larga misura in discussioni di questo tipo, riguardanti qualcosa che sta “tra” gli amici, qualcosa che gli amici hanno “in comune”. Per il semplice fatto di discuterne, quel qualcosa che sta tra loro diviene ancora più comune. Non solo guadagna una sua specifica articolazione ma si sviluppa e si espande, finché, con il passare del tempo e della vita, giunge a formare un piccolo mondo a parte, che viene condiviso in amicizia. In altri termini, politicamente parlando, Socrate cercò di fare dei cittadini ateniesi degli amici; e questa intenzione era perfettamente comprensibile nella polis, dove la vita era una gara intensa e ininterrotta di tutti contro tutti, un aei eristeuein, un mostrare incessantemente di essere i migliori di tutti. Il bene comune era costantemente minacciato da questo spirito agonale, che avrebbe portato le città-stato greche alla rovina, perché da una parte, rendeva quasi impossibili le alleanze e, dall’altra, avvelenava la vita politica con l’invidia e l’odio reciproco (l’invidia era il vizio nazionale dell’antica Grecia). In effetti, l’essere-in-comune del mondo politico era costituito dalle mura della città e dai confine delle sue leggi; non era, perciò, visto o vissuto nelle relazioni fra i cittadini, cioè nel mondo che giace tra loro, ed è comune a tutti, aprendosi in modo differente a ciascuno. Se vogliamo usare la terminologia di Aristotele per comprendere meglio quella di Socrate (…) possiamo citare quella parte dell’Etica Nicomachea in cui Aristotele spiega che una comunità non è composta di per sé da uguali ma, al contrario da persone differenti e diseguali.

H. Arendt, Socrate, Raffaello Cortina, Milano, 2015, pp. 36 – 37.