Omaggio a Zygmut Bauman, 2

Le “identità” fluttuano nell’aria, alcune per propria scelta, ma altre gonfiate e lanciate da quelli intorno, e si deve stare costantemente in allerta per difendere le prime contro le seconde; c’è maggiore probabilità di malintesi e l’esito delle trattative è sempre incerto. Più si fa esperienza e più si padroneggiano le difficili competenze necessarie per cavarsela in una condizione così manifestamente ambivalente, meno acuminati e pungenti si faranno gli spigoli, meno soverchianti le sfide e meno incresciosi gli effetti. Si può persino cominciare a sentirsi dappertutto chez soi, “ a casa”, ma il prezzo da pagare è accettare che in nessun posto ci si sentirà pienamente e veramente a casa.
Si può aver fastidio di tutti questi disagi e cercare (sperando contro ogni speranza) una redenzione o almeno una tregua in un sogno di appartenenza. Ma si può anche tirar fuori, dal proprio destino di non scelta, una vocazione, una missione, un destino scelto coscientemente: e farlo a maggior ragione per i benefici che una decisione del genere può portare a chi l’assume e la porta fino in fondo, e per i probabili benefici che può apportare agli altri intorno a sé.

Zygmunt Bauman, Intervista sull’identità, 2003, I edizione digitale 2012, eBook Laterza, Prologo

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