Bobbio: le promesse non mantenute della democrazia

Bobbio Norberto(..) Di quelle promesse non mantenute – la sopravvivenza del potere invisibile, la permanenza delle oligarchie, la soppressione dei corpi intermedi, la rivincita della rappresentanza degl’interessi, la partecipazione, il cittadino non educato(o maleducato) – alcune non potevano essere mantenute oggettivamente e quindi erano sin dall’inizio illusioni, altre erano, più che promesse, speranze mal riposte, altre infine si vennero a scontrare con ostacoli imprevisti. Sono tutte situazioni per cui non si può parlare propriamente di “degenerazione” della democrazia, ma si deve parlare piuttosto del naturale adattamento dei principi astratti alla realtà o della inevitabile contaminazione della teoria quando è costretta a sottomettersi alle esigenze della pratica. Tutte tranne una: la sopravvivenza (e la robusta consistenza) di un potere invisibile, come accade nel nostro paese, accanto o sotto(o addirittura sopra) il potere visibile. Si può definire la democrazia nei modi più diversi, ma non vi è definizione che possa fare a meno d’includere nei suoi connotati la visibilità o trasparenza del potere. (…). Che la permanenza delle oligarchie, o delle élites al potere, sia in contrasto con gl’ideali democratici è fuori discussione.(…). Mentre la presenza di un potere invisibile corrompe la democrazia, l’esistenza di gruppi di potere che si avvicendino mediante libere elezioni resta, almeno sino ad ora, l’unica forma in cui la democrazia ha trovato la sua concreta attuazione. Non altrimenti accade nei riguardi dei limiti che l’uso delle procedure proprie della democrazia ha incontrato nell’estensione verso centri di potere tradizionalmente autocratici, come l’impresa o l’apparato burocratico: si tratta, più che di un fallimento, di un mancato sviluppo. Per quel che riguarda la rappresentanza degl’interessi che sta erodendo a poco a poco il campo che avrebbe dovuto essere riservato esclusivamente alla rappresentanza politica, essa è né più né meno, anche per coloro che la respingono, una forma di democrazia alternativa, che ha il suo naturale terreno d’espansione in una società capitalistica in cui i soggetti dell’azione politica sono diventati sempre più i gruppi organizzati, e quindi è molto diversa da quella prevista dalla dottrina democratica che non era disposta a riconoscere alcun ente intermedio tra gl’individui singoli e la nazione nel suo complesso. Se di una crisi si può parlare a proposito dell’avanzata della rappresentanza degl’interessi e del conseguente fenomeno dell’estendersi di decisioni prese attraverso accordi tra le parti, questa non riguarda tanto la democrazia, quanto l’immagine dello stato sovrano posto al di sopra delle parti. Infine, più che una promessa non mantenuta, la mancata crescita dell’educazione alla cittadinanza, secondo cui il cittadino investito del potere di eleggere i propri governanti avrebbe scelto i più saggi, i più onesti, i più illuminati tra i suoi concittadini, si può considerare come l’effetto di un’illusione derivata da una concezione eccessivamente benevola dell’uomo come animale politico: l’uomo persegue il proprio interesse tanto nel mercato economico, quanto in quello politico.

N. Bobbio, Il futuro della democrazia, Einaudi, Milano,1984, premessa edizione del 1984, pag. XX – XXII.

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