Epitaffio di Pericle per i caduti del primo anno di guerra

40.1. Amiamo ciò che è bello, ma senza nulla concedere allo scialo. Amiamo il sapere, ma serbando intatta la nostra virile fermezza. Della ricchezza ci avvaliamo come di una opportunità d’azione, non come pretesto per verbose vanterie. Riconoscere la propria indigenza non è per noi motivo di ignominia: ben più ignomignoso è non industriarsi per uscirne. 2. Ci facciamo carico così degli affari privati come delle pubbliche incombenze, e pur perseguendo le più svariate occupazioni, siamo tuttavia in grado di assumere col dovuto discernimento le decisioni che riguardano la città. Siamo i soli a tacciare non solo di disimpegno, ma di inettitudine chi a nulla di tutto ciò prende parte. Agli stessi uomini spetta fra di noi decidere e ponderare opportunamente le varie questioni, poiché non riteniamo che i dibattiti pregiudichino le scelte, ma al contrario consideriamo un danno non venir istruiti con le parole prima di passare alle azioni che vanno intraprese.

Tucidide, Epitaffio di Pericle per i caduti del primo anno di guerra, Marsilio, Venezia, 2000, pp. 39-40.

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