Wittgenstein su addestramento linguistico

6. Potremmo immaginare che il linguaggio esemplificaro dal § 2 sia tutto quanto il linguaggio a A e B; anzi, tutto il linguaggio di una tribù. I bambini vengono educati a svolgere queste attività, a usare, nello svolgerle, queste parole, e a reagire in questo modo alle parole. altrui.

Una parte importante dell’addestramento consisterà in ciò: l’insegnante indica al bambino determinati oggetti, dirige la sua attenzione su di essi e pronuncia, al tempo stesso, una parola; ad esempio la parola “lastra”, e intanto gli mostra un oggetto di questa forma.

23. Ma quanti tipi di proposizioni ci sono? Per esempio: asserzione, domanda e ordine? (…)
Qui la parola “giuoco linguistico” è destinata a mettere in evidenza il fatto che il parlare un linguaggio fa parte di un’attività, o di una forma di vita.
Considera la molteplicità dei giuochi linguistici contenuti in questi (e in altri) esempi:

Comandare, e agire secondo il comando –
Descrivere un oggetto in base al suo aspetto o alle sue dimensioni –
Costruire un oggetto in base a una descrizione (disegno) –
Riferire un avvenimento –
Far congetture sull’avvenimento –
Elaborare un’ipotesi e metterla alla prova –
Rappresentare i risultati di un esperimento mediante tabelle e diagrammi –
Inventare una storia; e leggerla –
Recitare a teatro –
Cantare in girotondo –
Sciogliere indovinelli –
Fare una battuta, raccontarla –
Risolvere un problema di matematica applicata –
Tradurre da una lingua in un’altra –
Chiedere, ringraziare, imprecare, salutare, pregare.

– E’ interessante confrontare la molteplicità degli strumenti del linguaggio e dei loro modi d’impiego, la molteplicità dei tipi di parole e di proposizioni, con quello che sulla struttura del linguaggio hanno detto i logici. (E anche l’autore del Tractatus logico-philosophicus)

26. Si pensa che l’apprendere un linguaggio consista nel denominare oggetti. E cioé, uomini, forme, colori, dolori, stati d’animo, numeri etc. Come s’è detto – il denominare è simile all’attaccare a una cosa un cartellino con un nome. Si può dire che questa è una preprazione all’uso della parola. Ma a che cosa ci prepara?

L. Wittgenstein, Ricerche filosofiche, Einuadi, Torino, 1983

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