Jaspers su oggetto e soggetto

Karl Jaspers

Quando pensiamo, sempre, in quanto Io, ci volgiamo a cose, in quanto soggetti ad oggetti.

Questa relazione è peculiare, non paragonabile a nessun’altra. L’Io intenziona un oggetto. Questo dirigersi intenzionale è tanto più netto, quanto più distintamente pensiamo. E’ l’essere-desti.

E’ un dato di fatto ovvio per noi ad ogni istante, ma a cui di rado si pone mente. Se vi riflettiamo, ogni volta il nostro stupore si accresce.

Come perveniamo all’oggetto? Intenzionandolo e avendo un intenzionale “rapporto” con esso: sul piano del “maneggiare” qualora si tratti di oggetti tangibili, sul piano del pensiero qualora si tratti di oggetti pensati.

E come l’oggetto perviene a noi? Essendone noi investiti concretamente, comprendendolo così come ci si dà, conferendogli l’evidenza di una figura concettuale che ci si impone nella sua nettezza.

Esiste l’oggetto in sé? Noi lo intenzioniamo come l’oggetto che è e al quale perveniamo. Lo chiamiamo un alcunché, una cosa, un dato di fatto, un oggetto. Eppure esso è, così come appare, per noi. Poiché noi siamo, esso è così com’è.

Esistiamo noi come soggetti in sé, che hanno di mira oggetti, che ad essi si parano dinanzi o nei quali s’imbattono? Pure, prima della nostra ricerca, è sempre necessario che già esista un oggetto per noi; giacché noi siamo consapevoli di noi stessi solo nel momento in cui ci dirigiamo su oggetti. Nessun Io è senza oggetto, e nessun oggetto senza Io. In altre parole: nessun oggetto senza soggetto, nessun soggetto senza oggetto.

Ma, posto che soggetto e oggetto non sono se non reciprocamente, in che maniera ineriscono l’uno l’altro? Se non sono l’uno dall’altro separabili, qual’è l’unità coesiva nella quale pur sono separati sì che il soggetto si volge all’oggetto intenzionandolo?

Diamo a questa unità il nome di comprensività (Umgreifendes), totalità di soggetto e oggetto, che in sé stessa non è né soggetto né oggetto.

La scissione tra soggetto e oggetto è la struttura fondamentale della nostra coscienza.

Karl Jaspers, Piccola scuola del pensiero filosofico, Guanda, Milano, 1998, pp. 40-41.

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