Pareyson su opera musicale e interpretazione

L’esistenza dell’opera musicale non è quella inerte e muta dello spartito, ma quella viva e sonora dell’esecuzione, la quale, tuttavia, per il suo carattere necessariamente personale e quindi interpretativo, è sempre nuova e diversa, cioè molteplice. Ma la sua molteplicità non pregiudica per nulla l’unicità dell’opera musicale: anzi l’esecuzione mira appunto a mantenere l’opera nella sua individualità e unicità, senza aggiungerle niente di estraneo e senza dissolverla in atti sempre diversi; tant’è vero che essa vuol rendere l’opera nella realtà c’è veramente sua, vuol essere l’opera stessa, e non soltanto una sua immagine o copia, né una semplice approssimazione, e in ciò consiste il suo carattere “rivelativo”; e vi riesce proprio in quanto esercita un’attività esecutiva, un atto realizzativo, una presa di possesso, che in quanto irripetibile e personale è consapevole della possibilità di altre esecuzioni personali e nuovissime, e in ciò consiste il suo carattere “plurale”.

Luigi Pareyson, Verità e interpretazione, Mursia, Milano, 1971, pag. 69.

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