Camus su signoria e servitù

L’insorto esige senza dubbio una certa libertà per sé: ma in nessun caso, se è conseguente, il diritto di distruggere l’essere e la libertà dell’altro. Non umilia nessuno. La libertà che egli reclama, la rivendica per tutti; quella che rifiuta, la vieta a tutti. Non è soltanto schiavi contro il signore, ma anche uomo contro il mondo del signore e dello schiavo. C’è dunque nella storia, grazie alla rivolta, qualche cosa di più del rapporto tra signoria e servitù. La potenza illimitata non è la sola legge. È in nome di un altro valore che l’uomo in rivolta afferma la impossibilità della libertà totale nell’atto stesso di reclamare per sé la relativa libertà, necessaria al riconoscimento di questa impossibilità. Ogni libertà umana, alla sua radice più profonda, è così relativa. La libertà assoluta, quella di uccidere, è la sola a non reclamare insieme a se stessa ciò che la limita o la oblitera. Si scinde allora dalle proprie radici, erra alla ventura, ombra astratta e malefica, fino a che d’immagine di trovar corpo nell’ideologia.

A. Camus, L’uomo in rivolta, Bompiani, Milano, 2012, pp. 310 – 311.

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