web, cambiamento e filosofia

E’ un luogo comune affermare che il “web 2.0” o “internet” sono una rivoluzione e i “rivoluzionari del web” si lamentano di come il “digitale” sia rifiutato o temuto. Ma così facendo ottengono l’effetto opposto di aumentare la diffidenza, l’ostilità e in ultima analisi di distruggere le possibilità di cambiamento positivo in corso.

Inoltre è meglio ricordare che tutte le rivoluzioni prima fanno morti e feriti e poi sono seguite da involuzioni violente e regressive.

Riflettere sul significato dell’agire sul web è, perciò, opportuno per mettere a fuoco le dimensioni della “rivoluzione digitale” ed evitare di perdere opportunità reali. Il cambiamento profondo in corso deve essere compreso usando concetti e principi adatti alla “cosa” onde evitare ciò che già Benjamin osservava a proposito delle conseguenze sulla pittura della fotografia: pittori, critici e cultori cadevano nell’errore di chiedere alla pittura di riprodurre la “realtà” confrontando pittura e fotografia. Il problema, allora come ora, è capire il cambiamento, comprenderne i principi e le conseguenze sul piano teorico e concettuale. Allora la fotografia, oggi la conoscenza condivisa e i social network.

La forma più immediata con cui il “web 2.0” viene usato, è linkare una risorsa: un filmato su Youtube, un documento in formato PDF, la scansione di un testo originale; così come la prima modalità d’uso di un social network è pubblicare ripetutamente il proprio nome con il riferimento a una propria iniziativa per pubblicizzarla. Certamente questi sono i primi modi per diffondere conoscenza e creare una rete ma seguono una logica precedente a quella del web 2.0: si mette a disposizione un documento già esistente e certificato dalla tradizione; ci si intromette nelle bacheche altrui fino a quando non si viene cestinati o esclusi, come accade ai depliant con le offerte speciali dei supermercati.

Il fatto è che il link a un documento o il post su Facebook hanno logica, implicazioni giuridiche, concezioni del soggetto, definizioni della proprietà intellettuale, modalità di scrittura, temporalità e spazialità del tutto diverse da quelle messe in gioco quando si suggerisce un libro o si comunica che si terrà una conferenza da qualche parte. Il modello di realtà messo in gioco da un link è tutto da chiarire e conoscere.

La filosofia può dire delle cose al proposito rispondendo così anche al suo ruolo pubblico.

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