perché la gentilezza è screditata

Da un punto di vista filosofico ci sono alcuni elementi da tenere in considerazione per comprendere le ragioni per cui la gentilezza sembra essere stata esiliata dal comportamento civile, privato e pubblico degli italiani. Certamente vi sono risvolti storico – sociali per i quali è avvenuta una distorsione semantica del concetto di gentilezza che sembra essere interpretata come comportamento caratteristico della relazione clientelare fra il potente e il protetto. La condiscendenza del potente viene definita gentilezza; la compiacenza del protetto, anche qui, viene chiamata gentilezza. Al di là delle ragioni storiche, vi è la modalità di relazione che innesca violenza e manipolazione nascoste dalla “gentilezza”; la relazione, infatti, sembra consistere nel pretendere che l’altro anticipi, soddisfi e appaghi i propri desideri. Da qui le dinamiche di manipolazione, violenza dissimulata e risentimento che contraddistinguono tali dinamiche di potere.

Una volta distinto dalla commistione con il potere, il significato della gentilezza assume, per fortuna, altre coloriture. Esso, infatti, caratterizza la mediazione e il riconoscimento fra individui sia nella vita privata che nella vita pubblica. È proprio grazie alla gentilezza che può avvenire, infatti, lo scambio fra vita pubblica e vita privata. In quell’animale evoluto che è l’uomo la gentilezza verso gli altri riguarda la definizione comune e la libera condivisione di spazi e tempi di vita. In questo senso ciò che rende possibile la gentilezza è il libero riconoscimento reciproco fra gli individui, in quanto soggetti parlanti ospitali, accomunati nel sentire e disponibili alla ridefinizione delle pratiche di vita, degli equilibri e del discorso. Se nella relazione clientelare si esiste nella misura in cui l’altro riconosce i miei desideri, le mie aspettative; nella relazione gentile il riconoscimento avviene in quanto il contatto con l’altro mi svela a me stesso, come coscienza, talvolta anche sorprendendo me e l’altro. Nel primo caso esigo di essere riconosciuto e in questa pretesa innesco un gioco asimmetrico di potere e manipolazione per cui mi intrometto con i miei desideri privati nella vita dell’altro e nello spazio pubblico, dissimulando come auto-affermazione la richiesta di riconoscimento; nel secondo riconosco l’altro e me stesso nella relazione, e poiché è l’altro a svelarmi a me stesso, trovando anche il limite per il quale non posso auto-costituirmi ma mi costituisco solo assieme all’altro. Dalla relazione asimmetrica manipolativa e di potere a quella gentile e simmetrica e libera. Da questa riflessione prende vita anche il tema etico delle condizioni di esistenza delle dinamiche dialoganti espresse, per esempio, dalla filosofia del dialogo di Guido Calogero così come l’individuazione di uno spazio logico di interlocuzione costitutivo del rapporto interpersonale grazie alla riflessione filosofica e psicologica di Francis Jacques.

L’intreccio tra vita privata, riconoscimento e gentilezza è assai stretto. La gentilezza consiste nel rispettare un limite nell’altro, che può anche non essere il proprio limite ma che si riconosce come area su cui l’altro è sovrano e a cui non posso accedere perché trascende la mia possibilità di comprensione. Perciò la gentilezza è uno dei fattori di mediazione fra il mondo privato e il mondo pubblico e uno dei comportamenti non solo fastidiosi ma eticamente deprecabili lo si ritrova nell’invasione degli affari privati nella vita pubblica. La gentilezza non esclude che vissuti e pensieri personali abbiano cittadinanza nella vita pubblica ma fa in modo che essi siano ospitati, detti e sentiti nello spazio pubblico condiviso.

In conclusione, la gentilezza quale essa deve essere non può che costituirsi all’interno della condizione di riconoscimento, i cui percorsi filosofici, avviati da Rousseau, esplicitati da Hegel e proseguiti nel Novecento da Honneth in chiave marxista e da Ricouer in chiave ermeneutica, sono articolati e investono tutti gli aspetti dell’esistenza e della progettualità individuale e collettiva: amore, amicizia, comunità, socialità e intersoggettività. Fino al concetto di ospitalità dell’altro trattato da Levinas.

Leslie Cameron-Curry, Presidente Sezione Torino – Vercelli della Società Filosofica Italiana
Renato Lavarini, Presidente Sistema Cultura NordOvest, socio SFI.

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