Camus 03

i pericoli del sentimentalismo e delle ideologie

Mi sorprendevo a fare spesso una domanda che, da uomo sperimentato, avevo fino allora sempre e evitata. Mi veniva fatto di chiedere “Mi vuoi bene?”. Lei sa come l’uso voglia che in simili casi si risponda: “E tu?”. Se rispondevo di sí, mi trovavo coinvolto oltre i miei veri sentimenti. Se osavo dir di no, rischiavo d non essere più amato e ne soffrivo. Quanto più era minacciato il sentimento in cui avevo sperato di trovare pace, tanto più lo pretendevo dalla mia compagna. Ero quindi indotto a promesse sempre più esplicite, fino ad esigere dal mio cuore un sentimento sempre più grande. Così mi accesi di falsa passione per una deliziosa stupidella, consumatrice così assidua di letteratura sentimentale che parlava d’amore con la sicurezza e la convinzione con le quali un intellettuale preconizza la società senza classi. Una tal convinzione, si sa, è contagiosa. Anch’io mi provai a parlare d’amore e finii col persuadermi. Finché non diventò la mia amante ed io capii che le letture sentimentali insegnano a parlar d’amore, ma non a farlo. Dopo aver amato un pappagallo, mi trovai ad andare a letto con un serpente. Periò cercai altrove l’amore promesso dai libri, quello che non avevo mai trovato nella vita.

A. Camus, La caduta, Bompiani, Milano, 1980, pp. 84 – 85.

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