Jaspers su politici e uomo di stato

Ma c’è un aspetto inquietante: nella stessa libertà si annida un motivo di corruzione.

Il mondo della libertà politica va perduto senza grandi uomini di stato che si rinnovino di generazione in generazione alla scuola degli uomini liberi. In tutto quello che essi fanno, si esprime la lotta per la libertà nei limiti delle possibilità a questa concesse. Essi conoscono il pericolo. Affrontano il rischio in perfetta coscienza perché ne va del supremo bene nell’esistenza dell’uomo. Possiedono coraggio, capacità di giudizio, pazienza. Vale per loro quello che fu detto di Pericle: che nessuno l’aveva più visto ridere da quando era alla guida di Atene.

Diversamente accade con i politici. Costoro sono dei realisti opportunisti, faccendieri, uomini astuti e pronti al ricatto. In nome della libertà operano con sconsiderata energia contro le condizioni stesse della libertà. Si sottraggono, se vengono smascherati, con menzogne e motti di spirito. Con il loro comportamento insultano l’assemblea parlamentare, la quale, composta generalmente da individui della stessa risma, quasi se ne avvede e non pensa affatto a toglier di mezzo simili profanatori dello spirito della politica. Con rancida mozione degli affetti fingono serietà che non posseggono. Essi sono i corruttori e gli affossatori della libertà.

Questa genia di politici considera il suo compito, senza averne la vocazione, alla stregua di una professione, ricca di prospettive, con ottimi proventi e diritto alla pensione. Ritengono che sia priva di rischi. Essi pensano da irresponsabili. Per quanto si sottomettono, inermi come sono nel pericolo, a qualunque potere che presumo dia loro salvezza o almeno li metta al sicuro, come nel 1933.

K. Jaspers, Piccola scuola del pensiero filosofico, Guanda, Milano, 2006, pp. 78 – 79.

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3 commenti
  1. Davide ha detto:

    Il fatto che noi (esseri umani) non si possa convivere in società senza sistematizzare la società stessa in sistema (politico), al di là dell’immoralità di questo o quel politico, è segno evidente che l’essere “politico” dell’uomo (alla Aristotele) è una mistificazione, ontologica, dell’Essere (umano): io, personalmente, non vedo che una soluzione: si chiama DESISTENZA. Se volete sapere cosa intendo per desistenza, termine da me coniato, contattatemi e datemi modo di spiegarlo.
    Con questa citazione da Jaspers voi date l’impressione di nutrire grandi illusioni, sulla razza umana (la speranza è meno colpevole dell’illusione).

    Grazie

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