musica e immagine: immagine sulla carta della musica

Successivamente all’incontro con Ezio Gamba su musica e immagine: la musica e la sua immagine sulla carta.

“Alla liquidazione del concetto tradizionale di opera d’arte, di composizione musicale e di performance, si verrà ad affiancare il ripudio della notazione come codice univoco istituzionalizzato […]. Sarà ora il compositore a inventare, di volta in volta praticamente ex novo, il codice che traduca in segni visivi l’essenza della composizione, ne penetri la struttura, ne costruisca quasi una superfetazione simbolica. L’identità del pezzo non è più affidata esclusivamente alla fisionomia sonora ma anche alla configurazione grafica della partitura, che in tal modo tende a presentarsi essa stessa come un unicum anche visivamente.”

Andrea Lanza, voce “Notazione” del Dizionario Enciclopedico Universale della Musica e dei Musicisti.

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1 commento
  1. Il mio amico Andrea, Lanza, è persona colta, e non mi stupisce che sia andato a pescare un preziosismo come la “superfetazione”; in latino ‘superfeto’ vuol dire ‘concepisco di nuovo’ e ‘feto’ significa quindi ‘concepisco’: il ‘900 ci ha abituati a continue superfetazioni, non sapendo più praticare le tradizionali fetazioni. Cosa direste se un filosofo, di punto in bianco, svegliandosi un mattino con in testa un concetto mirabilmente “superfetale”, pensando di non poterlo partorire alla solita maniera “fetale”, lo facesse fuori abortendo? Questo è ciò che ha fatto il ‘900, e, notate, non sto pensando ad Heidegger!
    Mi sono diplomato in Composizione al Conservatorio di Torino e ho quindi studiato per dieci anni come si componeva quando ci si accontentava della fetazione; un’idea musicale è in effetti una specie di feto che non si individua finché non viene alla luce del codice che lo significa. Ma, un codice che si inventa lì per lì a seconda delle esigenze ideali del momento è come una lingua inventata da un gene (leggi genio) che non appartiene a nessun codice genetico e che quindi è destinata ad abortire per mancanza di senso. Senza continuità genetica nessun codice può comunicare alcunché; ecco perché le bizzarrie novecentesche, originali finché si vuole, volano alte sulla testa di tutti coloro che non sanno salire al piano alto della “superfetazione” e che quindi sanno “afferrarle”.

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