musica e immagine: il direttore baremboim

Dall’intervento di Tarditi: la musica è il rischio di cominciare da zero, mettendo fra parentesi il passato e il futuro. Per generare tempo e spazio.

Poichè la musica si esprime solo attraverso il suono e si svolge in un tempo preciso, essa è, per sua stessa natura, effimera. Ciò che è essenziale in un’esecuzione musicale, e che è difficile raggiungere nella vita, è la capacità di ripartire sempre da zero. Ogni volta che si esegue un brano è necessario farlo con la freschezza del primo incontro e l’intensità dell’ultimo. E’ difficile avere il coraggio e la forza di partire dal nulla, analizzando le esperienze fatte nel passato per poi ripensare tutto daccapo, in maniera diversa. Così come è altrettanto difficile infondere a una nuova esperienza la facilità, la naturalezza di ciò che ci è già familiare.

Tratto da D. Baremboim, La musica sveglia il tempo, trad. it. Milano, Feltrinelli 2007, p. 110.

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2 commenti
  1. claudio tarditi ha detto:

    Grazie per queste osservazioni, oserei dire di sapore girardiano. Naturalmente concordo, ma mi chiedo anche – sempre richiamando Girard – se la musica possa anche essere veicolo di un senso non rituale, dunque non sacrificale, del rapporto intersoggettivo e sociale. Una questione tutta da porre e sviluppare, magari in un prossimo seminario.

  2. Tutto ciò che inizia sempre in un tempo preciso è per sua natura “rituale”. Esclude il tempo sociale degli uomini per attivare il tempo iniziatico del trascendente. Il viaggio che inizia porta il soggetto in una nuova dimensione, appunto extra-sociale, che può anche raggiungere il sacro. Per questo la musica era il medium che consentiva la celebrazione dei riti nelle varie epoche. Per questo lo è ancora.
    Ascoltare un brano musicale, ascoltarlo non sentirlo, è un po’ come partecipare al rito. Eseguirlo è celebrare il rito.
    Come la musica, forse, c’è solo il gioco che inizia in un tempo preciso e usa regole proprie, anche extra-sociali. Forse per questo giocare e suonare, in inglese, si dicono nello stesso modo: to play.

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