internet e la filosofia: la didattica

E’ speranza sociale e narrazione politico-economica che internet divenga un fattore chiave del possibile rilancio economico e culturale italiano. Per quanto riguarda la scuola e l’insegnamento, l’Agenda digitale del Ministero dello sviluppo economico traccia delle linee per una ristrutturazione complessiva degli strumenti didattici a disposizione della scuola dalla ridefinizione dell’editoria scolastica,  che dovrebbe fornire testi in formato digitale, alla organizzazione di un servizio cloud della scuola, al ricorso della didattica online (e-learning). Per ora le modalità di questo passaggio non sono definite ma per comprendere la portata del cambiamento in corso, presentiamo un fenomeno che negli Stati Uniti sta sollevando diverse discussioni i MOOC.

MOOC sta per Massive open online course, ovvero corsi online gratuiti “massicci” organizzati da diverse università statunitensi. “Massicci” questi corsi lo sono realmente perché sono accessibili a chiunque nel mondo abbia un PC connesso a internet; sappia un po’ di inglese e possa dedicare al massimo 6 ore alla settimana per vedere filmati di lezioni, leggere delle dispense, fare delle ricerche rigorose su internet, discutere nei forum con altri corsisti e sostenere dei test. A conclusione del corso, che dura dalle 4 alle 8 settimane, si deve sostenere online un esame finale. Le università oragnizzatrici inviano il certificato di partecipazione al corso, se si è superato l’esame. Alcuni corsi MOOC sono collegati a corsi universitari tradizionali, in questi casi la votazione al corso MOOC contribuisce alla votazione del corso tradizionale. Le iscrizioni pre corso sono intorno alle 10.000, di cui circa 1.000 arrivano all’esame finale. L’offertà è ampia: dalla logica, alla storia della letteratura; dalla programmazione software alle neuroscienze; dalle humanities alla statistica. La documentazione fornita è di buona qualità; i professori sono molto attivi e coinvolgenti, anche attraverso il video. L’obiettivo didattico è aumentare la conoscenza di base degli argomenti proposti. Chi ha conosciuto la televisione italiana del secolo scorso, può ricordare, con le dovute proporzioni, la trasmissione Non è mai troppo tardi del Maestro Alberto Manzi.

Negli USA i MOOC sono oggetto di valutazioni diverse, talvolta di segno opposto, e non è nostra intenzione indicarli come il modello capace di risolvere i problemi della scuola e dell’università in Italia. Ma li proponiamo come occasione di riflessione sia per la didattica sia per i presupposti teorici generali. In questa sede interessa avviare un’analisi condivisa e senza riduzionismi su come in Italia sia inteso il rapporto fra filosofia, internet e didattica.

Gli argomenti sono molti: quelli teorici sugli strumenti concettuali ed ermeneutici migliori per mettere a fuoco il fenomeno “internet”; quelli etici sulle modalità del giusto e dell’ingiusto su internet; quelli politici sulla capacità di avviare e sostenere processi e pratiche democratiche; quelli didattici sulle modalità dell’insegnamento e sul ruolo delle università e delle scuole nel processo educativo e culturale.

Possiamo iniziare a scambiare le nostre esperienze e riflessioni sull’uso di “internet” nell’insegnamento della filosofia. I docenti di filosofia usano Facebook, mail, corsi in modalità elearning, filmati da youtube autoprodotti e non solo, condivisione dei file e dei documenti? Se no, perché? Quali ostacoli? Quali risultati? Quali riflessioni?

Opencourseware e organizzatori di MOOC

Approfondimenti sui MOOC

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5 commenti
  1. Grazie per il tuo contributo e per il sito che hai indicato. In questi giorni ho scoperto una inizativa brasiliana: http://thenextweb.com/la/2012/12/17/brazilian-e-learning-startup-descomplica-raises-new-round-aims-to-offer-10000-video-classes/

    Il ventaglio di testi che è possibile scaricare dai siti delle università statunitensi è senza dubbio notevole. Credo che all’origine di questa politica ci sia uno dei fattori che ha contribuito alla creazione di internet quale la conosciamo ora: la volonta’ delle universita’ negli anni settanta di condividere, gratuitamente, i risultati delle ricerche e in generale i documenti sulle ricerche scientifiche e tecniche. Questa mentalita’ – dono gratuito – si è riproposta nel freeware, nell’opensource ovvero nella pratica di una generazione di utenti del web di produrre software in condivisione. Il risultato macroscopico di questa pratica di condivisione gratuita è Linux, ma anche OpenOffice e poi LibreOffice, Moodle, ma anche il pacchetto WordPress che stiamo usando per questi blog. Un testo interessante è “Etica hacker” di Pekka Himanen (http://it.wikipedia.org/wiki/Etica_hacker)

    La sfida di alcune universita’, con il MIT in testa, è trasferire questo modello anche alla conoscenza di base di alcuni argomenti.

    Per quanto riguarda l’aspetto economico (da non trascurare mai), occorre ricordare che molte di queste universita’ ricevono finanziamenti da industrie e da privati, mentre in Italia universita’ e scuole sono finanziate dallo stato. E per Gates, per fare un esempio, la ricerca deve/puo’ essere svolta principalmente dall’industria. Sarebbe interessante interpretare il famoso discorso di Steve Jobs (stay hangry etc) nell’ottica dei rapporti fra imprenditoria, industria e universita’ negli usa.

  2. luca ha detto:

    Sono un uomo di marketing quindi non entro nel merito della didattica, pongo solo in rilievo il fatto che io mi sono fatto una biblioteca epub e pdf di classici da Platone a Locke grazie ai siti delle universita’ USA, Canada e Australia. I siti delle universita’ italiane non offrono alcun accesso ne’ a testi origina
    Ii ne’ a studi critici. Nel XXI secolo e’ impensabile di tenere lontano dalla rete conoscenza a libero accesso sperando di vendere qualche libro in piu’. Segnalo quale unico, eccezionale caso Porphyra un team di studiosi e ricercatori veneti che mette a disposizione di tutti una serie di saggi e una rivista di studi bizantini di elevatissima qualita (porphyra.it) ecco un esempio di filosofi.

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