la didattica della scrittura filosofica

Appunti di preparazione alla scrittura filosofica

Una delle idee all’origine del seminario dedicato alla scrittura filosofica è che scrivere filosofia su argomenti filosofici significa filosofare. Diverse le ragioni a sostegno di questa posizione, una è che la filosofia ci giunge in testi scritti, che a loro volta sono sintesi, analisi e interpretazioni di altri testi. Scrivere di filosofia, in questa prospettiva, è pensare, analizzare e interpretare filosoficamente. Data questa premessa, ne deriva il significato didattico della scrittura filosofica. Scrivere di filosofia non è mero esercizio di retorica o di libera espressione dei propri vissuti ma un profondo e significativo lavoro di chiarificazione concettuale e di strutturazione compiuto rivolgendosi a dei destinatari, uno dei quali è il docente. Perciò, nella sua forma più generale, scrivere filosoficamente significa partecipare al dialogo dell’umanità con sé stessa. Per gli studenti, significa iniziare questo dialogo.

La didattica della filosofia già utilizza i testi filosofici insegnando a riconoscerne le strutture argomentative, i destinatari, gli stili e come questi elementi interagiscono. Questo seminario vuole essere una riflessione sulla didattica della scrittura filosofica per avviare una riflessione sulle forme e i modi dell’insegnamento della filosofia nella scuola riformata.

Per queste ragioni, abbiamo preparato uno spazio in cui riportare in libertà esperienze di didattica della scrittura filosofica ed eventuali riflessioni. Riteniamo, infatti, che ci siano alcuni luoghi della didattica della filosofia in cui si gioca lo snodo del passaggio verso una didattica della scrittura: sicuramente l’analisi dei testi considerando contesto, destinatari, stile, struttura interna, argomentazioni, metafore e altro è un momento essenziale e imprescindibile, che tuttavia è il punto di partenza. All’interpretazione occorre integrare le attività di scrittura, talora già effettuate in collaborazione con la/il collega d’italiano come le simulazioni della prima prova d’esame, saggi brevi, ricerche.

Ma considerando la specificità del testo filosofico, eventuali collaborazioni con la/il collega d’italiano non esauriscono la ricchezza della scrittura filosofica. Perciò vi chiediamo di riportare qui le vostre esperienze didattiche, le vostre riflessioni sull’effetto che la scrittura ha avuto nell’apprendimento delle classi, sui criteri di valutazione o su qualsiasi elemento ritenete importante e utile da condividere per definire caratteristiche, principi teorici e pratiche della scrittura filosofica nell’insegnamento della filosofia.

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3 commenti
  1. Rosalba ha detto:

    Sono Rosalba Camedda del Liceo Scientifico Galileo Ferraris di Torino. Da qualche anno con i colleghi del Dipartimento di Storia e filosofia organizziamo un ciclo di incontri extracurricolari a tema in vista delle Olimpiadi della Filosofia per consentire agli allievi di apprendere a considerare un problema filosofico secondo diverse prospettive e ad utilizzare criticamente i testi dei filosofi che sono presi in esame. Quest’anno abbiamo organizzato anche un ciclo di incontri volti a stimolare le capacità argomentative. A tale scopo i colleghi Burzio Ruscazio e Saglia hanno lavorato con gli studenti sui principali modelli di argomentazione e hanno presentato alcune diffuse strategie argomentative attraverso l’analisi di testi paradigmatici. Le esercitazioni hanno riguardato in particolare lo
    stile sistematico e l’ argomentazione per assurdo,
    lo stile autobiografico e lo stile aforistico, le argomentazioni dialettiche, i luoghi comuni e le fallacie. I ragazzi si sono divertiti molto ad applicare le diverse strategie apprese, a smontare e rimontare i testi, a scoprirne le debolezze e hanno mostrato un significativo interesse.
    Rosalba

  2. Antonella Astolfi ha detto:

    Mi chiamo Antonella Astolfi e insegno Filosofia presso il Liceo Linguistico “G. Marconi” di Pescara; come la collega Delfino, anch’io ho cercato di connotare con un’impronta laboratoriale la didattica della disciplina e così, da qualche anno a questa parte, insieme alla Professoressa Wilma Plevano, insegnante dell’indirizzo Psicopedagogico nella mia stessa scuola, abbiamo affiancato alle ore dell’insegnamento curricolare altre, extracurricolari, che svolgiamo a classi aperte in forma seminariale. Fin dal primo anno, abbiamo preso parte al progetto “Innovazione nella tradizione: la lettura del testo filosofico” e, scelto un classico della filosofia o una selezione di brani antologici, abbiamo iniziato a lavorarci con i ragazzi. La metodologia è quella del brain storming intorno alle questioni fondamentali che il testo propone, in modo da permettere all’alunno d’individuare dapprima empiricamente una posizione o un modello che andranno contestualizzati poi, in un secondo momento, nella storia della filosofia. Se la prima fase è dialogica, in un secondo momento i docenti-mediatori favoriscono la costruzione di una struttura argomentativa che induce i ragazzi a mettere in questione le proprie posizioni o pre-giudizi di partenza, o magari a confermarli, in maniera però questa volta consapevole. L’esperimento si è rivelato un’efficace palestra sia a livello di motivazione, sia nel perseguimento di risultati migliori al momento della produzione di elaborati scritti di filosofia o comunque a carattere filosofico (come nel caso della prima prova dell’esame di Stato). In genere, alla fine cerchiamo di organizzare un incontro con un docente esperto del testo e/o del tema che è stato oggetto del seminario, in modo che i ragazzi abbiano l’occasione di confrontarsi con l’interlocutore in maniera attiva e consapevole, di porre questioni e di riprodurre in maniera pienamente autonoma la struttura dell’argomentare filosofico e dialettico.

  3. simona delfino ha detto:

    Mi chiamo Simona Delfino, sono laureata in filosofia e insegno da quindici anni filosofia e storia presso l’Istituto paritario “Nostra Signora delle Grazie” di Nizza Monferrato. La mia attività di insegnamento è avvenuta sempre in Licei sperimentali nei quali l’insegnamento della filosofia ha un approccio che privilegia i testi (come, ad esempio, il Liceo Linguistico Brocca). Ho sempre scelto comunque di analizzare e commentare i brani nell’ambito di una contestualizzazione e di una trattazione storica e teoretica delle problematiche inerenti al pensiero filosofico dei vari autori. Penso che per un alunno leggere spesso brani tratte da opere di filosofi significhi poter ricostruire meglio l’argomentazione filosofica, partire dal “laboratorio mentale” del filosofo e non dal prodotto già pre-confezionato dall’insegnante. Dalla mia riflessione, in breve, emergono principalmente i seguenti vantaggi:
    – la possibilità di confrontarsi con scritture, stili argomentativi, forme di comunicazione diversificate
    – il rendere più vivace il dialogo con il filosofo
    – l’affinare la capacità di scrivere in e di filosofia, acquisendo un modo di argomentare appropriato, secondo una modalità filosofica che può far sentire,eventualmente, anche l’alunno un po’ filosofo o comunque in dialogo con autori che si pongono delle domande, magari simili alle sue.
    Emergono naturalmente anche difficoltà relative ad un approccio con il testo filosofico che può risultare talvolta arduo; mi sono resa conto che occorre operare una scelta di brani antologici significativi, ma al tempo stesso praticabili che permettano agli alunni di “costruirsi un lessico” in modo efficace attraverso la lettura del testo.
    Nel corso di questi anni di insegnamento ho sperimentato qualche volta la stesura di saggi di argomento filosofico, soprattutto nella forma di elaborati a partire da una traccia inerente a problemi (ontologico, gnoseologico, etico, politico…) da esaminarsi nel loro sviluppo storico e/o teoretico. Tale esercizio mi sembra possa aiutare l’alunno a ricostruire termini, sviluppare e istituire confronti tra modalità differenti di affrontare gli stessi interrogativi e gli stessi problemi (anche come ripasso di autori studiati in anni precedenti) in un contesto che sviluppi il più possibile la rielaborazione critica.
    Un altro esperimento che ho fatto poche volte, ma che intendo riproporre è presentare un brano tratto da un testo filosofico, senza dire né autore, né opera, né tematica e farlo riconoscere all’alunno per valutare se sa contestualizzarlo, se è in grado di ricostruire i passaggi fondamentali del ragionamento e se sa riconoscere il lessico specifico e la struttura argomentativa degli autori già studiati.

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